Maria d’Ungheria Regina di Napoli
“Nel gennaio del 1301 morí l’ultimo
discendente della dinastia degli Árpád, il giovane Endre.
La maggioranza dei sudditi, dimostrando la loro devozione al sovrano,
scelsero come successore Venceslao II, figlio del re ceco e promesso
sposo di Elisabetta, unica figlia di Endre. Venceslao, peró,
contrariamente al suo predecessore non riuscí a rivaleggiare
con la Casa napoletana.
Il diritto degli Angioini sul trono ungherese risaliva a trenta anni
prima e prendeva origine da due matrimoni. Nel 1265 Carlo d’Angió,
fratello minore del re di Francia Luigi IX, conquistando il Regno di
Napoli e Sicilia, volle estentendere la propria influenza anche sui
Balcani. Chiese, quindi, in moglie Margherita, figlia di Béla
IV, che conduceva vita monastica sull’Isola delle Lepri. Il rifiuto
di Margherita fu tuttavia fruttuoso per i figli minori del re Stefano
V, figlio di Béla IV. Al principe ereditario Laszló che
aveva nove anni, venne destinata Isabella, figlia di Carlo d’Angió,
mentre Carlo, figlio del re di Napoli, ebbe come promessa sposa Maria,
la figlia maggiore di Stefano V. Fu l’abate di Montecassino a
condurre la delegazione di Carlo in Ungheria nel 1269 per chiedere in
sposa la principessa Maria.
Il matrimonio di Maria risultó piú fortunato di quello
di sua cognata; non fosse anche solo per il fatto di aver dato alla
luce ben tredici eredi nei primi quindici anni di matrimonio. Purtroppo
Carlo d’Angió viene ricordato come “lo Zoppo”
anche se la bellezza dei suoi lineamenti, la fierezza del suo portamento
e le sue maniere affabili non mancarono di essere tramandate. Aveva
ventidue anni quando, nella primavera del 1270, attese la futura sposa
nel porto pugliese di Manfredonia. Il matrimonio fu celebrato in breve
tempo.
Gli sposini andarono a vivere a Castel dell’Ovo, residenza reale
di Napoli, ma cambiarono spesso la loro dimora muovendosi tra le tenute
di Somma, Nocera ed Avellino e recandosi piú di una volta anche
in Provenza.
Dopo un primo decennio di tranquillità, Carlo lo Zoppo ebbe a
ricoprire un ruolo molto importante nelle vicissitudini belliche con
gli Aragona di Spagna per la conquista del Regno di Sicilia. Infatti,
nella primavera del 1284, la flotta aragonese giunse fino a Napoli:
gli angioini furono sconfitti e Carlo lo Zoppo fu catturato. Le ambizioni
egemoniche di suo padre Carlo furono inoltre ridimensionate dalla rivolta
siciliana e dalla conseguente conquista aragonese della Sicilia. Carlo
d’Angió cercò di riconquistare l'isola, ma morì
nel corso delle operazioni belliche nel 1285. Questi due eventi segnarono
una svolta anche nella vita di Maria. Pur nelle difficoltà, ella
tento’ tutti i mezzi per liberare suo marito. Ricorse alle corti
francese e inglese per ottenere qualche aiuto. Per tutto il periodo
di queste lunghe trattative, la regina si trasferí con i figli
in Provenza, assumendo lei stessa il governo della regione. Le fasi
della diplomazia richiesero piú di quattro anni per consentire
la liberazione di Carlo lo Zoppo. Le richieste del re aragonese furono
molto pesanti: Carlo dovette rinunciare alla Sicilia, pagare come riscatto
trentamila monete d’argento e avere il consenso, sia dal Papa
che dal Re di Francia, per la firma dell’accordo. In garanzia,
Alfonso d’Aragona prese in ostaggio tre dei figli maschi di Carlo.
Finalmente, nell’autunno del 1288,Maria rivide suo marito; i figli
Luigi, Roberto e Raimondo,invece,tornarono in patria solo nel 1296.
Si presentó, intanto, un’occasione per riscattare l’offesa
alla reputazione ed all’aspirazione di potere degli angioini.
Con la scomparsa immatura del fratello László, Maria ebbe
la certezza di ottenere il trono d’Ungheria, non avendo né
suo padre né suo fratello un erede maschio. La coppia regale
si affrettó a spedire una delegazione alla capitale ungherese
per ricevere il giuramento di fedeltá dell’ordine dei nobili;
i delegati, però, dovettero prendere atto del fatto che il trono
ungherese era giá in possesso di un certo Endre di Venezia. Maria,
seguendo il consiglio del marito, trasferí i suoi diritti al
figlio maggiore Carlo Martello, il quale, pero’, non riuscí
mai ad arrivare fino al trono. Infatti, nel 1295, a Napoli, egli fu
vittima con la moglie della pestilenza. Maria continuó a non
rinunciare alla sua pretesa per il trono d’Ungheria, trasferendone
i diritti a Carlo Roberto, figlio di otto anni del defunto Carlo Martello.
I rappresentanti degli Angioini continuarono il lavoro diplomatico in
Dalmazia e a sud della Slavonia a favore di Carlo Roberto, assicurandogli
la fiducia delle dinastie aristocratiche della provincia e organizzando
le forze armate per l’assunzione del potere in Ungheria. Carlo
Roberto attraccó nel porto di Spalato nell’estate del 1300
ricevendo un’accoglienza solenne dai suoi sostenitori che lo guidarono
fino a Zagabria. Lo scontro con l’esercito del re legittimo non
ebbe mai luogo perché Endre morí nel gennaio del 1301.
I sostenitori degli Angioini cercarono di approfittare di questo colpo
di scena e senza perder tempo si affrettarono con Carlo Roberto a Esztergom,
incoronandolo Re senza il rispetto di norme e consuetudini. Il re bambino
peró dovette aspettare ancora alcuni anni prima di poter sedere
sul trono. La maggioranza degli ungheresi, fedele a Endre, non volle
accettare il successore a loro imposto ed incoronó un’altro
re bambino, il figlio dodicenne del re ceco Venceslao. Papa Bonifacio,
in qualità di arbitro, aggiudicó la corona agli Angioini.
Le ultime difficoltá furono risolte dall’intervento del
papa francese Clemente V, il quale, su richiesta di Carlo d’Angió,
mandó in Ungheria il cardinale Gentilis de Montefiore a far valere
i diritti di Carlo Roberto sulla nobiltá ungherese. Il diplomatico
papale venne accompagnato nel suo viaggio anche dalla regina madre,
che lo aiutó, con la propria presenza e con i propri consigli,
ad ottener la fiducia dei compatrioti. La delegazione partí da
Napoli nell’aprile del 1308 e, attraverso Spalato, arrivó
a Zagabria dove l’aspettava Carlo Roberto con i suoi fedeli. Arrivati
a Buda, il cardinale cominciò le trattative con la prelatura
ed i nobili, riscuotendo notevole successo: il paese dichiaró
la propria fedelta’ a Carlo Roberto, che nel mese di giugno dell’anno
successivo fu incoronato Re per la seconda volta.
La regina madre ritornó nella capitale mentre il cardinale Gentilis
rimase fino a settembre del 1311 in Ungheria, informando la corte pontificia,
trasferitasi frattanto ad Avignone, della situazione interna del regno
del suo protetto. Il potere di Carlo Roberto aumentó notevolmente
e, quando il cardinale lasció il paese, il regnante poteva contare
sulle forze dei sudditi per sedare ogni rivolta. Tale situazione preoccupó
la regina madre a tal punto che decise di tornare un’ultima volta
in patria per mettere pace tra il nipote e i componenti dell’alta
nobiltá.
Maria rimase vedova nel 1309 ed il terzogenito Roberto successe al padre
sul trono del regno di Napoli. La regina dedicó gli ultimi anni
della sua vita sopratutto alla beneficenza e sostenne le opere ecclesiastiche.
In particolare, ella prese sotto la sua protezione gli ungheresi che
arrivavano a Napoli. I napoletani la adoravano e la rispettavano tanto
che intitolarono al suo nome una chiesa nel centro di Napoli: Santa
Maria Donna Regina. La chiesa, del secolo VIII, fu sede del monastero
delle monache Basiliane prima, Benedettine poi ed, infine, Francescane.
Distrutta dal terremoto del 1293, la chiesa fu ricostruita con i fondi
procurati da Maria; i lavori, cominciati nel 1307, furono completati
nello stesso anno. In occasione della morte della regina nel 1323, Tino
di Camaino vi realizzó il sepolcro della regina. La chiesa, a
navata unica con soffitto a capriate lignee, e’ chiusa da un’abside
pentagonale con volte a crociera. Il coro, non potendo essere collocato
nell'abside, fu ottenuto realizzando una tribuna sovrastante il pronao,
sostenuta da volte a crociera e da pilastri ottagonali.
Negli affreschi del Giudizio Universale, ritroviamo i membri della famiglia
di Maria. Ci sono le figure del marito e dei figli persi prematuramente,
Carlo Martello e Pietro, e, tra le donne, la madre, la sorella Elisabetta
e Santa Margherita, la zia con la quale passó la maggior parte
della sua infanzia in monastero. Non mancano, comunque, i grandi della
dinastia degli Árpád come Santo Stefano e Santo Ladislao.
La regina ungherese volle onorare la propria dinastia tramandando il
ricordo dei suoi cari in un paese dove visse la maggior parte della
sua esistenza.”
Jászai Magda: “Paralleli ed incroci” ( da “Storia
dei rapporti italo-ungheresi”)